Il maialino rampante

Facciamo un balzo in indietro nel tempo e torniamo agli anni Ottanta: «Stavo andando in ufficio sulla strada Estense che da Modena porta a Maranello» scrisse il compianto segretario Gozzi nel suo libro Alla destra del Drake «e mi saltò all’occhio una pubblicità riportata sulle tabelle delle fermate d’autobus: un riquadro giallo delimitato in alto dal tricolore nazionale e in basso da una scritta in nero con la sbarretta allungata proprio come nel logo Ferrari, mentre in mezzo, orrore degli orrori, campeggiava un maialino rampante. Sapevo che Enzo Ferrari veniva in ufficio per quella stessa strada ed ebbi subito il presagio del travaglio che ne sarebbe seguito.

Quando infatti arrivò in fabbrica fremeva, schiumava rabbia. Convocammo il responsabile del misfatto, un certo Montorsi, commerciante di prosciutti, la questione era sul piano della lesa maestà dell’oltraggio della storia. Fu concordata una transazione, così, alla buona, ma l’ufficio legale della Fiat invece volle cocciutamente la guerra, lo scontro diretto, pagando però alla fine un penoso tributo di sangue, la sua idea del maialino rampante è stata e rimane semplicemente geniale».

Incredibile come lo stesso maialino rampante si ritrovi sulla macchina di Ayrton Senna (il particolare è notato e immortalato dalla rivista «Auto Sprint»), nel giorno del suo debutto in Formula Uno, nel 1984, sul circuito di Rio de Janiero.

Ferrari ha sempre sostenuto che gli emiliani erano gente strana e straordinaria, questo ne era un piccolo, ma significativo, esempio.